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Il caso Garaudy. Zone d'ombra e montature

di Philippe Videlier*



Un filosofo marxista convertito all'islam, autore di un libro pubblicato dalla casa editrice "negazionista" diretta da due ex gauchistes, citato in giudizio per il reato di negazione dei crimini contro l'umanità, riceve il sostegno di un abate, fondatore di un'associazione solidaristica. Come ai tempi dell'affaire Dreyfus, un antisemitismo proveniente dai più diversi orizzonti continua a diffondere il proprio veleno, a più di cinquant'anni dallo sterminio degli ebrei d'Europa.


Nel corso di una conferenza stampa lI'aprile scorso Roger Garaudy, reduce alle più diverse esperienze ma noto sorattutto come ex stalinista è apparso nei 1loni del Grand Hotel delia rue Scribe a arigi, accompagnato da Jacques Vergès, ià avvocato di Klaus Barbie, noto per la sua predilezione per le cause allo zolfo. Questa lo è senz'altro: la promozione di un'opera negazionista intitolata I miti fonndatori della politica israeliana, che porta in copertina il nome di Garaudy. Ma Vergès, dall'alto della sua tribuna, esibiva un pegno non indifferente: una lettera di sostegno dell'Abbé Pierre, il santo papa degli esclusi, da tre decenni giustamente rispettato per la sua opera sociale.

Sbalordimento. E turbamento nel monlo dell'associazionismo. L'effetto voluto era stato raggiunto. Chissà se il vecchio prete conosceva davvero le recenti frequentazioni del suo cinquantennale amico negli ambienti dell'estrema destra? Dal suo appartato ritiro aveva potuto rendersi conto che l'operazione Garaudy era stata preparata in segreto da molti mesi dalla setta negazionista che opera nell'ombra all'insegna de La Vieille Taupe? [La vecchia Talpa] Resta il fatto che malgrado i numerosi chiarimenti forniti dalla stampa, I'Abbé Pierre ha persistito nel suo malaugurato sostegno, facendo risorgere da una cultura cattolica premoderna i luoghi comuni lel più terribile antiebraismo.

"Che siano maledetti, se noi siamo cristiani", proclamava nel 1896. all'epoca dell affaire Dreyfus, il quotidiano La Croix, che si fregiava della qualifica di giomale "più antisemita di Francia", rivendicando un'etichetta allora molto apprezzata. Negli anni 1880 l'Abate Chaboti canonico onorario di Angouleme e di Poitiers, autore dell'opera Les Juifs, nos maitres! Documents et développements nouveaux sur la question juive, pubblicato dalla Société générale des librairies catholiques nel 1882, collaborava al giornale L'Antisémitique, settimanale in vendita a 40 centesimi, per combattere la "massoneria giudaica", unita contro Gesù Cristo e la sua Chiesa (1). Ovunque, alla fine del secolo scorso, circolavano in effetti giornali, opuscoli, libelli, manifesti, volantini e oggetti vari che diffondevano il veleno dell'odio. Il marchese de Morès reclutava i gorilla della sua Ligue antisémitique tra i macellai della Villette. "Diffidate degli ebrei, sono sempre traditori. Il giudeo ha tradito Dio. Il giudeo non è un francese, tradisce la sua patria. Fuori gli sporchi ebrei, spioni e ladri. Facciamolafinita con gli yupins". Questo testo decorava una "carta assorbente anti-giudeo" stampata a Vésoul, con lo slogan "La Francia ai francesi!". Alla Camera, vari deputati si fregiavano dell'etichetta antisemita, e alcune proposte di legge che imponevano restrizioni all'accesso degli ebrei nell'amministrazione e nell'esercito raccolsero l'adesione di quasi duecento parlamentari (2).

In questo clima, il 13 gennaio 1898 Emile Zola lanciò su L'Aurore il suo "J'accuse!", denunciando la macchinazione di una cricca di ufficiali disonesti che aveva condotto alla condanna di Alfred Dreyfus, "questo sacrificio umano di uno sfortunato, di uno "sporco ebreo""! "È un crimine fuorviare l'opinione pubblica, tuonava lo scrittore, strumentalizzare. al servizio di un progetto omicida, quest'opinione pervertita fino al delirio. E un crimine inltossicare i piccoli e gli umili, esasperare le passioni di rigetto e di intolleranza, nascondendosi dietro un odioso antisemitismo che sarà lafine della grande Francia liberale dei diritti umani, se non riuscirà a guarirne (3)".

I1 31 agosto di quello stesso anno, il tenente colonnello Henry, risultato colpevole di falso nell'affaire Dreyfus, si suicidava nella sua cella al Mont Valérien. Il 13 dicembre Edouard Drumont, celebre autore di La France Juive (1886) lanciò sul suo giornale La Libre Parole una sottoscrizione in favore "della vedova e dell'orfano" del defunto, contribuendo egli stesso con eento franchi. Fu quindi pubblicato, giomo per giomo, I'elenco dei sottoscrittori, con le loro annotazioni e l'ammontare degli oboli, in cui veniva alla luce una certa Francia che si agitava da dodici anni circa. "Ero divenuto il portavoce di tutte le sofferenze senza voce, di tutti i muti dolori, di tutte le vittime passive, di tutti i rassegnati, di tutti gli sfruttati e turlupinati, che non sono nati per lottare e che non osano neppure gridare: Al ladro!", spiegava il mestatore in uno scritto di poche nghe destinato a costruire la sua immagine davanti all'opinione pubblica. "Ho avuto l'inesprimibile soddisfazione di sentire altre anime rispondere alla mia, proseguiva poi; migliaia di sconosciuti mi hanno scritto, mi hanno ringraziato dicendomi: Ah, che grande piacere ci ha fatto! (...) Grazie a Lei ora sappiamo dov'è la selvaggina da cacciare (4)..."

Così, su intere colonne e pagine, si manifestavano i pensieri prima rimossi che agitavano una tormentata fine secolo: "Aulon (Mme), antisemita...O,25 Fr Aumont (Melle): Gli ebrei sono besue e canaglie...2 Fr. Aumont (Mme): Vorrebbe proprio cuocere un ebreo a fuoco lento.... 0.50 Fr... Bonner (Z), Bordenux: Per la Repubblica, la Francia e I'esercito, e per lo sterminio completo della razza ebraica, 10 fr Coulier(J.)...Engel, alsaziano: sterminiamo la marmaglia ebraica...2 fr." ecc. Sotto il titolo Monument Henry, il tutto fu raccolto per la posterità in un volume curato da un giornalista filo-Dreyfus.

Georges Bensoussan, che si è dedicato all'archeologia del fantasma antisemita espresso negli elenchi de La Libre Parole, ricorda che mentre dal punto di vista sociologico si poteva discernere in questa Francia furiosamente razzista un conglomerato di artigiani e operai, di militari e di studenti, quella del "Monument Henry, è anche una sottoscrizione clericale". Un prete su cento ha sottoscritto qualificandosi col proprio titolo, e il giornale La Croix ha visto nell'iniziativa di Drumont "un grande e confortante spettacolo, da cui sarebbe uscito uno dei raggi di luce destinati a restituire la pace alla Francia (5)". Queste professioni di fede assassine, sottolinea Georges Bensoussan, non sono risuonate in qualche lontana contrada barbara insanguinata da lotte tribali, ma nella Francia repubblicana, senza incontrare ostacoli da parte della legge; e ciò pochissimo tempo dopo la celebrazione del primo centenario della grande rivoluzione emancipatrice. E nel 1938, a quarant'anni di distanza -- il tempo in cui matura una generazione -- Felix Lacointa ha potuto scrivere, su Le bloc anti-révolutionnaire: "Dal deicidio in poi la nazione ebraica è il popolo maledetto". un'eco fedele delle concioni de La Croix alla fine del secolo (6).


"Tutto è iniziato, per me, dall'orribile shock che mi ha colto quando, dopo anni di studi teologici, riprendendo per mio conto un po'di studi biblici, ho scoperto il libro di`Giosuè. Poco prima ero già stato molto turbato dall'episodio di Mosè, che pure aveva portato le Tavole della legge in cui è detto: non uccidere; ma che poi ha ordinato il massacro di tremila persone del proprio popolo per aver adorato il vitello d'oro. Ma in Giosuè ho scoperto come fu realizzata (certo, raccontata secoli dopo l'evento) una vera e propria Shoa su tutta la vita esistente nella Terra promessa (7)".


A secoli e secoli di distanza, oltre il tempo e lo spazio, ecco come il richiamo a un frammento di letteratura sacra viene a stigmatizzare gli ebrei. Queste frasi inaudite, con le quali si cerca insidiosamente di giustificare le infamie del presente con l'evocazione di un testo biblico scritto mezzo millennio prima dell'inizio della nostra era, e riferito a un fatto avvenuto ancora cinquecento anni prima, sono tratte da una lettera dell'Abbé Pierre, redatta in un linguaggio talvolta oscuro, tinta di misticismo, ed esibita da Vergès a sostegno di Roger Garaudy. E l'Abate si lamenta. Evoca l'imperatore Costantino, I'alleanza con Dio e i ladri di automobili.


Una campagna ben orchestrata

Conoscendo attraverso la televisione la sua figura, il suo volto e i suoi gesti, lo si immagina mentre strizza gli occhi, la parola dolente, in atto di sgranare le sue ultime riflessioni:


"Roger, di tutto ciò sicuramente noi, vecchi entrambi, dobbiamo anco ra parlare, interrogare chi ne sa più di me. Ti prego di trarre da queste righe quasi illeggibili che leggeremo insieme al telefono laforza e l'amicizia della mia affettuosa stima e del mio rispetto per I'enorme lavoro del tuo nuovo libro. Confonderlo con quello che fu chiamato "revisionismo" è un'impostura, una vera e propria calunnia da incoscienti".


Si può addurre, a discolpa dell' Abbé Pierre, l'accecamento dovuto a un'amicizia cinquantennale per Roger Garaudy, la confessione di non aver veramente letto il testo pubblicato da La Vieille Taupe, centro del negazionismo francese, e infine l'influenza esercitata sul suo giudizio da alcune persone del suo ambiente che l'Express ha collocato nel torbido movimento dei superstiti del "brigatismo rosso italiano alla deriva (8)"?

Il "colpo Garaudy" era stato preparato da lunga data. Circolari rivolte ai torbidi ambienti del negazionismo annunciavano fin dall'autunno 1995, "alcune operazioni promettenti": "il numero 2 de La Vieille Taupe sta per uscire, e ci sarà il botto", si annunciava in grassetto, sotto la notizia, allettante per i destinatari, della prossima pubblicazione da parte di un "noto accademico, apprezzato conferenziere, uomo politico che ha conservato molteplici relazioni personali e la stima di amici di estrazione assai diversa, un uomo indiscutibilmente di sinistra e, ciò che più conta fermamente deciso ad affrontare la legge scellerata e ad accollarsi il rischio di un processo" (quella che viene definita "scellerata" è naturalmente la legge Gayssot che reprime la propaganda negazionista). (9)

"La pubblicazione integrale di questo libro sarà oggetto del n. 2 de La Vieille Taupe, in esclusiva per gli abbonati alla rivista, che riceverete allufine di dicembre. Vi si rivelerà il seguito delle operazioni e la nostra strategia, nonché l'identità dell'autore che scoprirete ricevendo questo secondo numero (...) È della massima importanza suscitare la curiosità e la mobilitazione di tutti i nostri amici". Un secondo foglio, datato novembre 1995, sottolineava che questo numero 2, "particolarmente importante, è infase di preparazione". Il numero apparve, distribuito per via confidenziale attraverso la rete degli abbonati, accompagnato da materiale complementare (tra cui il seguente autoadesivo: "Carpentras patatrac! Sta iniziando il crollo della montatura anti-revisionista"! (10) e un opuscolo, Sionismo, revisionismo e democrazia stampato con l'etichetta Samizdat, il cui contenuto non ha nulla da invidiare ai peggiori pamphlet antisemiti d'anteguerra.

Ma, ahimè, prima che la ben orchestrata pubblicità dell'adesione di Garaudy alla setta negazionista potesse produrre i suoi effetti, il Canard Enchaiaveva sventato il colpo (11), seguito dalla maggior parte degli organi di stampa. Cosi, sfumata la sorpresa, il nome di Garaudy cadeva senza far rumore e non stupiva più di tanto. L'ex-comunista fu anche sbeffeggiato da studenti antifascisti in occasione di un seminario all'università di Parigi VIII, all'indomani delle rivelazioni del Canard. Ci voleva a ogni costo una rimonta. L'occasione fu la conferenza stampa con Vergès, dove si vide Garaudy presentarsi in veste di perseguitato che aveva faticosamente pubblicato le sue "opere" maledette "a spese dell'autore". Ma omise di ricordare che nell'edizione de La Veille Taupe, preparata con tanta cura, si poteva leggere: "L'autore e La Vieille Taupe realizzeranno dunque nel corso del 1996 una seconda edizione pubblica di questo libro"; una decisione che era stata presa fin dal novembre 1995.

Né era stato citato il settimanale di estrema destra Rivarol, che fin dal mese di febbraio aveva dato al suo pubblico scelto il seguente annuncio: "Non ci stupiremmo di ritrovarli rnolto presto su Internet". Effettivamente il testo era disponibile presso un server californiano, il Comittee f`or Open Debate on the Holocaust (Codoh), "che presenta ricerche e opinioni revisioniste provenienti dal mondo intero", secondo la sua propria definizione. Nel menu compaiono i Mythes di Roger Garaudy, accanto ai testi di tutti gli habitués del piccolo universo negazionista: Serge Thion, Carlo Mattogno, ecc. Più recentemente, Rivarol spiegava che proprio per merito de La Viellle Taupe "il testo era passato su Internet e tradotto in inglese, in italiano e in arabo (12)".

L'ultima conversione di Garaudy non desta sorpresa. In effetti le relazioni dell'ex-filosofo comunista con la destra estrema risalgono a vari anni fa. Nel 1991 e 1992 collaborò con 1'organo neofascista Nationalisme et République, sul quale si espnmevano Pierre Guillaume, il guru de La Vieille Taupe, Bernard Notin, insegnante lionese noto per un articolo revisionista e razzista, e i diversi tenori dell'estrema destra. La pubblicazione era posta sotto il patronato simbolico dello scrittore Céline e di Jacques Doriot. Il 24 marzo 1991, Garaudy partecipò al 24· Convegno del Grece (Groupement de recherche et d'études pour la civilisation européenne), un incontro della Nuova Destra, dove furono invocati i mani dell'SS Saint-Loup e dello scrittore Pierre Gripari, ammiratore dichiarato di Hitler (13). Garaudy è anche intervenuto all'ultimo convegno del Grece, nel dicembre 1995, e figura nel sommario del numero di Eléments, rivista della "nuova destra", del febbraio 1996.

Il negazionismo tuttavia non è solo una manifestazione politica dell'estrema destra ma funziona secondo i meccanismi della setta, fin nei suoi aspetti più grotteschi. La Vieille Taupe pretende di sottoporre a revisione, oltre alla storia, anche l'etimologia. Ha infatti proposto ai suoi corrispondenti di scrivere la parola "media" con una "t" finale, quale segno di riconoscimento tra revisionisti (14)! Nella prima edizione del libro di Garaudy, "media" è scritto dunque con questa "t" finale. Meglio ancora: la "t" distintiva figura anche in una lettera che accompagna la pubblicazione, firmata di propria mano dallo stesso Garaudy. Nell'edizione pubblica però la "t" è scomparsa dalla parola "media".

Il libro esce di nuovo con l'etichetta Samizdat (che è anche il nome della casa editrice del negazionista Zùndel in Canada) ed è distribuito dalla Librairie du Savoir, [5 rue Malebranche, 75005 Paris] una libreria romena di Parigi, "come si faceva ai tempi di Ceausescu" per i testi dissidenti, ha precisato Garaudy. Ma al "sapere", per questi paladini della libertà, si aggiunge la sigla "Frond": "Francia-Romania- ordine nazionale della deontologia delle élites". Si può trovare qui una copiosa letteratura sui bei tempi della dittatura del conducator Antonescu (1938), e tutto ciò che i circoli nostalgici hanno potuto pubblicare sull'antisemita Codreanu e la sua Guardia di ferro.

Il corpo principale del libro negazionista di Garaudy porta il titolo "I miti del XX secolo". Sarà per puro caso che il classico dell'ideologia nazista di Alfred Rosenberg si intitolava Il mito del XX secolo? L'ultimo nato della letteratura negazionista ha di specifico solo il nome in copertina. Il contenuto viene esposto da diversi lustri negli stessi circoli interessati sotto tutte le latitudini. L'agente dei colonnelli greci Kostas Plevris, capo delle centurie fasciste che hanno rastrellato i democratici di Atene la mattina del 21 aprile 1967, era già noto per la sua opera O Mythos, nella quale afferma che "la leggenda dello sterminio, le invensioni della stampa alleata durante e dopo la guerra e la mitologia galoppante dei sei milioni non sono altro che falsità sioniste (15)". Fin dal 1949, Sirius (Hubert Beuve-Méry) stigmatizzava su Le Monde l'opera di Maurice Bardèche Nuremberg ou la Terre promise. "C'era da aspettarselo, osservava; a soli quattro anni dalla fine dei massacri l'antisemitismo e il nazional-socialismo più puri si sprecano (16)".

Più che nei temi sviluppati dal libro di Garaudy, l'aspetto drammatico di quest'ultimo caso sta nell'avallo che gli è stato offerto dall'Abbé Pierre. L'attuale sfaldamento ideologico ha consentito di riprodurre, sul terreno dell'antisemitismo, ciò che Jean Marie Le Pen era riuscito a fare solo dodici anni fa contro gli immigrati, rompendo il tabù del termine xenofobo. In un'intervista pubblicata da Libération a due settimane dalla conferenza stampa del Grand Hotel, I'Abbé Pierre spiegava così la fondatezza della sua iniziativa: "Non ci lasceremo più trattare da andsemiti o da antiabrei solo per aver detto che un ebreo è stonato". E aggiungeva, citando le testimonianze di simpatia ricevute da molto "francesi medi": "Da un pezzo non avevo visto tante persone venirmi a dire: grarie per aver avuto il coraggio di mette re in discussione un tabù (17)". L'Abbé Pierre dovrebbe avere almeno il sospetto che questi "francesi medi" rassomiglino come gocce d'acqua a quelli che un secolo fa hanno costruito, frase per frase, il sinistro Monument Henry... Altrimenti, per tornare alla Bibbia, non sarebbero lontani i tempi dell'Apocalisse con il suo "falso profeta al servizio della Bestia".


NOTE

(1) Zeev Sternhell, La droite révolutionnaire, Point-Seuil, Parigi, 1989, p. 181 La Croix, che ha rotto da molto tempo con questo passato, ha condannato il libro di Roger Garaudy e preso le distanze dall'Abbé Pierre.

(2) Georges Bensoussan L'idélogie su rejet, enquête sur le "Monument Henry", Manya, Levallois-Perret. 1993, pp. 42-44.

(3) Emile Zola. J'accuse, Edizioni La vita felice, 1994.

(4) Eduard Drumonl, La France juive devant l'opinion, Marpon et Flammarion, Parigi, 1886, pp. 5-6.

(5) Georges Bensoussan, op. cil., p. 67.

(6) Ralph Shor, L'anlisémitisme en France pendant les années trente, Complexe, Bruxelles, 1991, p. 24.

(7) Lettera dattiloscritta dell'Abbé Pierre a Roger Garaudy, senza data né firrna.

(8) L'Expreess, 2 maggio 1996.

(9) Alcune personalità di grande prestigio intellettuale, come il professor Pierre Vidal-Naquet, autore di Assassins de la mémoire (Le Seuil , Parigi 1995), e Madeleine Rebérioux, presidente onorario della Lega per i Diriitti dell'uomo pur condannando il ncgazionismo si sono interrogati recentemente sull'opportunità di una legge che stabilisca in qualche modo una "verità di Stato". Leggere Le Monde, 4 maggio e 21 maggio 1996.

(10) Allusione alla profanazione del cimitero ebraico di Carpentras nel 1990.

(11 ) Le Canard enchainé, 24 gennaio 1996.

(12) Rivarol, 29 aprile 1996.

(13) Jean-Yves Camus e René Monzat, Les Droites nationales et radicales en France, Presses universitaires de Lyon, Lyon, 1992, p. 261.

(14) La Vieille Taupe, n. 1, primavera 1995.

(15) Patrice Chairoff, Dossier néo-nazisme, Ramsay, Parigi, 1977, p. 71.

(16) Le Monde, gennaio 1949.

(17) Libération, 29 aprile 1996.


* Storico del Cnrs, Lione



Le Monde diplomatique -- Il Manifesto, giugno 1996, p. 3. Traduzione di E.M.



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