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Il punto di vista di Faurisson nel 1980 circa la genesi del mito delle camere a gas.
In questo affare delle pretese "camere a gas" e
di preteso "genocidio", il numero dei bugiardi, degli
imbroglioni e dei truffatori sarà stato, in definitiva,
relativamente modesto. D'altra parte, sarebbe del tutto inesatto
pretendere che ci sia stato un complotto o una congiura per travestire
la verità della seconda guerra mondiale o per ostacolare
la ricerca di questa verità.
Mi parrebbe più giusto dire che si è andato costruendo un mito, una sorta di religione patriottica che mescola il vero e il falso in dosi diverse presso i vincitori dell'ultima guerra. La ricerca della verità è stata imbrigliata da una sorta di tabù, da una censura spontanea, da un terrorismo che non ha nemmeno consapevolezza del terrcre che diffonde. Così, storici di parte sono stati spinti a sostenere, con le loro parole e i loro scritti o con un silenzio reverenziale, il culto di certe rappresentazioni mitiche che, in un determinato momento della storia delle nostre società, sono state essenziali per queste stesse società.
D'altronde, l'evoluzione delle società comporta l'evoluzione dei miti. Questo mito delle "carnere a gas" e del "genocidio" ha fatto il suo tempo. Da qualche anno, non sopravvive che in forme sem-
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pre più ripetitive, lancinanti, incantatorie e prive di senso. Più ossessionante è il clamore delle funzioni, più sensibile è la confusione degli officianti.
Potranno cominciare ricerche vere e proprie sulla seconda guerra mondiale. Gli archivi potranno essere accessibili a tutti i ricercatori senza la scandalosa discriminazione che permette agli uni di passare avanti, di mietere e di scegliere, mentre altri non possono che essere scavalcati e spigolare, quando non vengono espulsi da certe biblioteche o da certi centri di ricerca, aperti tuttavia, in linea di principio, ad ogni ricercatore. Si potranno affrontare certi argomenti. Potranno vedere la luce delle testimonianze senza rischi per i loro autori. Tutto ciò diverrà possibile a meno che, come purtroppo è il caso della Germania e della Francia, il terrorismo istituzionale non scenda in soccorso di una credenza religiosa che barcolla. In certi paesi anglosassoni, è orinai troppo tardi per gli spiriti religiosi; la rizerca scientifica comincia a riprendersi i suoi diritti.
Se ne lamenteranno solo coloro che pretendono di trarre vantaggio dal mito. L'orrore dei campi di concentramento di tutti i campi di concentramento e la sofferenza degli internati e deportati di tutti gli internati e i deportati dell'ultima guerra si riveleranno così in tutta la loro realtà e in tutta la loro verità. Finora, questo orrore e questa sofferenza hanno suscitato testimonianze di grande valore, ma queste testimonianze sono state o contaminate o deformate o avvolte da un fiume di rappresentazioni mitiche o apologetiche.
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Robert Faurisson, Mémoire en défense,
1980, p. 271 ss.
Riprodutto parzialmente in Robert Faurisson, Ecrits révisionnistes,
1974-1998, 1999, vol. I, pp. 227-9.
Prima traduzione italiana (parziale): Il Caso Faurisson,
acura di Andrea Chersi, [1981], pp. 29-30.
Nova traduzione (parziale) in Il Caso Faurisson e il revisionismo
olocaustico, Graphos, 1997, pp. 98-9.